mercoledì, 15 aprile 2009, ore 09:00

E' morto il Prof. Paolo Casalegno.

Uno dei più grandi esperti di Filosofia del Linguaggio.

E' abbastanza risaputa la mia avversione per la materia (che annovero tranquillamente tra quella che io definisco FUFFA Filosofica), ma al Prof. Casalegno, nonostante tutto, ho sempre riconosciuto una grande capacità di chiarezza espressiva.

I libri che ha scritto relativi alla sua materia di insegnamento e gli articoli che mi era capitato di leggere sulla teoria insiemistica sono scritti in maniera assolutamente perfetta, comprensibile anche ai profani.

I funerali oggi alle 11,00 nella Chiesa dell'Annunziata, presso l'Università degli Studi.

A febbraio avevamo perso anche il Prof. Corrado Mangione, uno dei nostri più grandi luminari di Logica.

LeylaHatzfeld
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categoria : filosofi quelli veri

mercoledì, 13 giugno 2007, ore 08:25

"Solo chi non sa parlare bene, e di conseguenza non sa scrivere bene, non è in grado di dominare la storicità del linguaggio."

 

Edit:

Urge che io richiami la vostra attenzione su questo

LeylaHatzfeld
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categoria : orizzonti, filosofi quelli veri

sabato, 10 marzo 2007, ore 18:48


Salvatore Natoli "La salvezza senza fede"

In libreria dal 22 febbraio 2007 - Feltrinelli Editore

In breve
Nella civiltà moderna che conosce la fine della cristianità, del cristianesimo divenuto civiltà, il paganesimo riaffiora come possibile modello: una vita lunga, non eterna, una vita buona e un’etica del finito per un’umanità nuova.

Il libro

“Il neopaganesimo può essere variamente definito e interpretato. In questo caso per neopaganesimo si deve, però, intendere quell’atteggiamento, o quel punto di vista, che coincide con l’etica del finito o che comunque l’assume come propria.” Inizia così la riflessione di Salvatore Natoli che ruota attorno al tema del neopaganesimo e della sua etica, nell’accezione di visione del mondo e senso, ethos, ossia costume e abitudine, più che regola e dovere. Etica del finito significa dunque comprendersi a partire dalla propria finitudine. Il neopaganesimo è quindi costitutivamente non cristiano, anche se non necessariamente anticristiano; il cristianesimo postula infatti una finitudine, ma è quella propria della creatura di Dio, non quella naturale del mortale. Il paganesimo cui Natoli fa riferimento è quello della visione greca del mondo, per cui la misura della finitudine è invece solo la morte; quindi il finito finché esiste è degno di esistere e l’uomo deve valorizzarsi nel tempo, mantenersi fedele al presente, essere all’altezza della propria morte. Per vivere il finito senza pretendere l’infinito, il pagano deve sapere quel che può, in assenza di speranza di salvezza e nella consapevolezza della comune fragilità umana. Il neopaganesimo si presenta come opzione, non un paganesimo di ritorno, ma un progetto, un riferimento, una proposta di umanità.
I nuovi pagani, qui presentato in edizione ampliata e con un nuovo titolo, è stato pubblicato per la prima volta da il Saggiatore nel 1995.

Autore
Nato a Patti (Me) nel 1942. Laureato in Storia della filosofia, si è occupato recentemente della relazione tra linguaggio ed etica. Già docente di Logica presso la facoltà di Lettere e Filosofia dell'Università di Venezia, attualmente insegna Filosofia teoretica all'Università Statale di Milano-Bicocca. Ha collaborato a molte riviste, tra cui "Prospettive settanta", "Il centauro", "Democrazia e diritto", "Religione e società", "Leggere", "Bailamme" e "Metaxù".

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Titolo
: La salvezza senza fede
Nuova edizione
Autore: Salvatore Natoli
Collana: Universale Economica Saggi
Pagine: 272
Prezzo: Euro 10
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LeylaHatzfeld
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categoria : esoterismi, filosofi quelli veri

venerdì, 23 giugno 2006, ore 13:17

Secondo Husserl nella costituzione di un mondo reale, storico, in cui più soggetti (più monadi), più culture, in definitiva più mondi coesistono, gioca un ruolo fondamentale una sorta di teleologia intrinseca che il filosofo stesso chiama “concordanza”.

La concordanza è una tendenza passiva che si mette in moto e mostra di andare lontano, in essa si profila una tendenza che richiama il fine, il telos.

Questo telos è la Realtà, il Reale o anche (e io preferisco in assoluto) la Verità.

Questa Verità non indica il contenuto di un giudizio ma un evento sempre in cammino dove Verità e Realtà si richiamano.

La Verità si configura quindi come il fine richiesto da questa tendenza alla concordanza.

Nella mia personale interpretazione (e anche e soprattutto nella mia personale esperienza) ritengo che la tendenza alla concordanza si muova sicuramente verso un fine, un telos che però, per me, si può tranquillamente intendere come Verità nel senso di “contenuto di giudizio”.

Soprattutto nei rapporti interpersonali mentire non paga.

Prima o poi, siano anche necessari anni, la Verità, il come stiano effettivamente le cose, ciò che effettivamente si è, la propria vera natura, emerge con tutte le dovute conseguenze del caso.
LeylaHatzfeld
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categoria : filosofopirla, filosofi quelli veri

domenica, 30 aprile 2006, ore 21:10

Forse la scelta del prossimo esame (il monografico su Husserl) non è stata propriamente "la mossa giusta".

 Partire dagli albori della Filosofia con Aristotele e Platone, saltare tutto ciò che è successo nel mezzo e approdare alla Filosofia Moderna di inizio '900 è quello che si definisce DAVVERO AZZARDATO.

Sta di fatto che all'inizio mi sembrava di non capire assolutamente nulla (io non ho le basi del liceo classico, sono SOLO una ragioniera) ora invece comincio piano piano (molto piano, TROPPO piano.. per ME) ad entrare nell'ottica e mi rendo conto che le teorie Husserliane sono davvero affascinanti.

Riesco a sentire sulla pelle l'eccitazione che deve aver provato Edmund quando il campo di indagine fenomenologico gli si è dischiuso dinnanzi, quella febbrile eccitazione che lo ha portato nella sua vita ad occuparsi,da quel momento in poi, unicamente di questo trascurando tutto il resto, giorni e notti trascorsi a dare lezioni, tenere conferenze e scrivere, riscrivere e revisionare i suoi manoscritti, l'idea di poter dare un nuovo taglio e una nuova direzione all'indagine filosofica che era rimasta fino ad allora impantanata e bloccata nello psicologismo cartesiano, l'idea di poter rifondare anche tutte le scienze naturalistiche e anche quelle "dello spirito" correggendone il metodo.

Il sodalizio e l'amicizia con il giovane Heidegger che Husserl avrebbe voluto come suo degno successore e la delusione cocente che deve aver provato quando si rese conto che questi, dopo aver fatto man bassa di concetti e idee nel sacco delle sue teorie le utilizzò per riportare la Filosofia allo stato pre Husserliano, criticando il vecchio maestro, tanto che questi si ritrovò ad un certo punto SOLO nel portare avanti i suoi studi, esiliato o quanto meno ignorato dai colleghi maggiormente "affascinati" dalle teorie heideggheriane.

Heidegger era forte di una sagacia filosofica superiore, di una grande imponenza  discorsiva e una grande capacità di fascinazione che ebbe grande presa sui giovani intellettuali dell'epoca che piano piano abbandonarono Husserl.

Husserl di contro si avvaleva di un linguaggio rude e povero ma denso di contenuti sicuramente superiori a quelli dell'allievo, contenuti che sono stati apprezzati solamente con il passare del tempo, di molto tempo, quando finalmente l'effetto narcotico del verbo Heideggeriano cominciò a scemare.

Dopo Husserl infatti l'indagine fenomenologica si arrestò definitivamente, tanto che chi lo assistette sul letto di morte lo sentì affermare di non voler morire proprio in quel momento perchè non avrebbe potuto proseguire nelle sue ricerche, perchè fino ad allora aveva potuto solamente intravvedere le grandi potenzialità della Fenomenologia.

E dovette passare praticamente un secolo prima che ci si rendesse conto di quanto fossero innovative le sue idee.

E forse da questa consapevolezza scaturirà un nuovo punto di partenza e la Fenomenologia, lo studiare il COME il MONDO SI DA', finalmente riprenderà il suo cammino.

E sarà meglio che pure IO riprenda a studiare..

LeylaHatzfeld
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categoria : filosofi quelli veri

giovedì, 13 aprile 2006, ore 16:04


FALSI e IPOCRITI coloro che a parole fanno tutto e a fatti non concludono nulla
LeylaHatzfeld
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categoria : miserie, filosofopirla, filosofi quelli veri

lunedì, 27 marzo 2006, ore 16:33

Ora vado dai filosofi... QUELLI VERI!
LeylaHatzfeld
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categoria : filosofopirla, filosofi quelli veri

venerdì, 17 marzo 2006, ore 14:34

"Il concetto di ciò che si deve fare viene quindi ricavato gradatamente arricchendo l’esperienza sulla base della realtà. Non si tratta di un’automatica deduzione del “dover essere” dai fatti ma attraverso il gioco di azione/reazione si costruisce ciò che deve essere: cominciando cioè con il fare ciò che “sembra essere”, dopodiché la prassi, attraverso il gioco dei successi e degli insuccessi, rimanda alla teoria in modo tale che passo dopo passo venga elaborato un modello di ciò che deve essere.

Il dover essere si configura quindi come il risultato di un lavoro molto lungo."

LeylaHatzfeld
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categoria : filosofopirla, filosofi quelli veri

venerdì, 10 marzo 2006, ore 15:28

Mi succede sempre.
E' solo mentre ramazzo la casa che mi vengono le rilfessioni più profonde (o magari mi sembrano tali dopo il Montepulciano..)
E così ripensavo ad un post di Soleatzeco dove diceva che gli mancavano solo 4 esami per finire Filosofia (Sole se non ti reiscrivi ti faccio la pelle, giuro!!) al FILOSOFOPIRLA, al Prof.  T., all'altro Prof. che non mi piace e ovviamente anche a me..
Insomma, per farla breve, vengo al punto:
In che modo si può fare Filosofia al giorno d'oggi?
Solo semplicemente studiandola, così come ha fatto FP, che per sua stessa ammissione andava all'esame preparato un po' a casaccio, prendendo voti alti solo grazie alla sua abilità dialettico-oratoria? Scegliendo il cv che ha scelto, il curriculum più comodo, sia per facilità degli esami, sia perchè non obbliga alla riflessione morale e teoretica su se' stessi?
Oppure come fa quell'altro Prof., se ne parlava l'altra sera a cena (sono stata io, solita linguaccia, ad introdurre l'argomento) che ha accumulato un bagaglio culturale (ma anche molto nozionistico) enorme e ora vive di rendita, non impegnandosi, dal punto di vista filosofico, più di tanto.. preoccupandosi prima di tutto della sua immagine, l'esserci il più possibile nei posti "giusti", un po' come faceva un altro tempo fa..
L'unica differenza, a mio parere, è quello di qualchetempo fa è in grado di esprimere riflessioni filosofiche che sono provviste di un filo conduttore mentre quello attuale, troppo preoccupato a mostrare la sua enorme (e anche abnorme) preparazione culturale, divaga perdendosi in una miriade di digressioni che non hanno ne' capo ne' coda.
Oppure come il Prof. T.?
Lo osservavo l'altra sera dopo la conferenza, dopo aver detto tra le altre cose che il Vero Filosofo, il Vero Virtuoso, è colui che sa essere grande con i grandi, orgoglioso con i potenti  e cortese verso gli uomini di media condizione.
Ora noi eravamo a cena anche con i componenti dell'associazione culturale che aveva organizzato questo ciclo di conferenze. Questa cerchia di appassionati comprendeva di tutto: il professore amico del Prof. T., il tipo un po' goliardico e rosso di vino a cui della filosofia non poteva interessare granchè ma che trovava, in compenso, molto interessanti le studentesse che di norma seguono il proprio prof. e, ciliegina sulla torta, la SCIURA BENESTANTE, vestita come una trentenne, messimpiega sostenuta da impalcatura di lacca, truccatissima, con villa in Città Alta e figlio insegnante di Filosofia al liceo nonsoquale (informazioni urlate durante la serata almeno 15 volte), squaquerona che ha la necessità di essere sempre al centro dell'attenzione e si deve aggiudicare il posto al tavolo proprio davanti alla STAR della serata: il povero Prof. Io lo osservavo alle prese con "quella che riempe le sale" a cui volentieri avrei voluto ficcare un tovagliolo in bocca e lui era sempre cortese, addirittura attento e pronto a rispondere a qualsiasi stronzata gli propinasse la  tipa. Ogni tanto mi ammiccava, come dire: "Lo so, lo so.. ma che ci dobbiamo fare??"

Ecco, cosa intendo dire: non bastano i voti, non basta il nozionismo, è "nel commercio" con gli altri che si dimostra la vera virtù intellettiva.
Il Filosofopirla, il prof. che io non sopporto e quell'altro, io stessa (perchè io sono snob, lo riconosco, molto snob dal punto di vista intellettuale) non siamo filosofi filosoficamente parlando..

Ce n'è ancora da fare..

LeylaHatzfeld
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categoria : work in progress, state of the nation, filosofopirla, filosofi quelli veri

lunedì, 26 dicembre 2005, ore 18:06

Perchè si decide di studiare Filosofia?

All'inizio della FILOSOFIA c'è la FEDE.
Si pensa che la Filosofia sia qualche cosa che argomenti tutto e che in certa maniera superi, perchè più rigorosa, le opzioni sicuramente soggettive della Fede.

In realtà probabilmente accade il contrario: prima si sviluppa la Fede in certe cose e poi si trovano gli argomenti.
L'importante è che le argomentazioni a supporto siano buone.
LeylaHatzfeld
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categoria : filosofi quelli veri