In questi giorni di clausura filosofica dove mi costringo a malavoglia sul libro, giorni di vorrei e non potrei, frigorifero vuoto, macchina ferma, benzina al minimo, panni non stirati, niente birra, niente pizza, senso di oppressione, mestruazioni, telefoni spenti, telefoni scarichi, mi convinco quasi che la vita, quella vera, sia altrove.
E di nuovo mi assale quella domanda insinuante, quella che ogni tanto mio padre mi borbotta, quella che mi fa svegliare di notte in preda agli incubi, mai un giorno di pausa, mai un giorno di cazzeggio, taglio, piega colore, manicure, pedicure, il jogging, la spesa, lo shopping, gli aperitivi, le cene sempre costantemente rimandate, la palestra abolita, le vacanze sognate, i week end rifiutati, posticipati a quandononsisa..
ma ne varrà davvero la pena?
E nei momenti buoni mi convinco che sì, che davvero ne vale la pena e che i frutti di questa immensa immane interminabile fatica stanno per arrivare, sono lì lì da cogliere, ancora un attimo, quando saranno davvero perfetti saranno lì per me.
Ma adesso non è affatto un momento buono.
LeylaHatzfeld
Permalink ¦
commenti (17)¦
commenti (17)(popup)
categoria :
work in progress, state of the nation