Nell'inverno del 2004 presso l'Hangar Bicocca, Hanseml Kiefer realizzò utilizzando cemento armato e piombo, container e lastre di vetro, le sue sette monumentali torri, simbolo dell'esperienza mistica dell'ascensione attraverso i sette livelli della spiritualità.
Era buio e freddo, quel sabato pomeriggio.
Aspettavo una mia amica.
Avevamo smesso di sentirci dopo una discussione e ci saremmo riviste proprio lì, dopo quasi due anni di silenzio.
L'atmosfera era quindi già di per sè strana.
L'Hangar era semideserto, ad eccezione di queste imponenti torri.
Veniva da bisbigliare.
Il buio squarciato dai pochi riflettori e il freddo rendevano perfetta un'atmosfera alla Tim Burton.
Le Torri rappresentano i principi metafisici che corrispondono ai vari livelli di partecipazione dell'uomo alla divinità e ad esse sono inoltre associate le situazioni emotive che caratterizzano, ordinano e conferiscono un senso alla vita quotidiana di ogni essere umano.
Ma quello che maggiormente mi attrae nelle opere d'arte è la decadenza, il nero e il buio che si sprigiona da ogni anfratto che volontariamente o meno rifugge alla luce.
L'essere umano è, nelle migliori delle ipotesi, decadenza pura e l'arte non fa altro che rispecchiare questa sua decadenza.