E' quasi un mese che non vedo nessuno della mia famiglia.
Da quella
famosa litigata subito dopo un trenta e lode e poco prima del mio compleanno.
Mia madre ogni sabato mattina mi chiama giuliva, facendo finta di nulla, comportandosi come se avesse a che fare con una pazza a cui bisogna solo accondiscendere, invitandomi a pranzo e sospirando allegramente ai miei rifiuti
Io le rispondo a monosillabi e spesso, poichè anche solo il suono della sua voce mi irrita, le riattacco il telefono ancora prima che abbia terminato la frase.
Anche mia sorella e suo marito hanno adottato la stessa tattica.
Scorrendo velocemente le cose che ho scritto sin da quando ho aperto questo blog, mi sono resa conto che non ho fatto altro che allontanare dalla mia vita tutte quelle cose e quelle persone che mi facevano soffrire.
Recidere i legami con questa famiglia sembra essere l'ultimo passo di questo percorso.
Durante "la famosa litigata" mia madre si lasciò scappare una frase che è stata, per me, illuminante:
"Io volevo fartela scontare".
Il contesto a cui questa frase si riferisce è gretto e meschino, riguarda questioni economiche, favoritismi e vantaggi materiali di cui ha goduto prevalentemente mia sorella.
Ma in questo mese mi sono spesso chiesta che razza di madre sia una che per tutta la vita abbia voluto far scontare "cose" (ma
cosa dovevo scontare poi?) solo ad una delle sue figlie.
Perchè io subivo le sue ire e i suoi scleri anche quando ero solo una bambina e mi dovevo nascondere per leggere i Topolino (sempre gli stessi perchè non me ne compravano) o sperare che non le saltasse la mosca al naso proprio quando trasmettevano i miei cartoni animati nippon, perchè lei si irritava, ma si irritava per qualsiasi cosa io facessi e delle notti addirittura pensavo che il giorno dopo avrei cercato di passare la giornata completamente immobile perchè non muovendo neanche un muscolo forse non avrebbe potuto rimproverarmi nulla.
Ho trovato la risposta che cercavo studiando per l'esame di Filosofia Morale che tratta delle origini del sacro.
Durkheim e Girard (più Girard che Durkheim) sono stati illuminanti:
Poichè l'aggressività negli uomini è sempre presente a causa della loro natura (esattamente come il desiderio sessuale che non si manifesta solo in determinati periodi come avviene negli animali) nei gruppi sociali si verificano sempre condizioni di conflittualità in cui "
tutti sono contro tutti".
In condizioni di questo genere il gruppo umano sarebbe ovviamente destinato all'autoannientamento ma in un determinato momento accade che tutti inspiegabilmente sembrino trovarsi d'accordo nell'incolpare un unico individuo dello stato di conflittualità.
L'individuo prescelto è di solito uno straniero, oppure qualcuno afflitto da qualche menomazione o anche qualcuno che possieda una dote eccezionale. Insomma il capro espiatorio prescelto ha una qualche caratteristica che lo distingue da tutti gli altri.
Nelle società primitive l'individuo in questione veniva linciato dall'intera comunità concorde e solo così la pace poteva ritornare tra gli uomini. Da qui anche il senso dei sacrifici, molto spesso il linciato assumeva l'identità della divinità a cui era necessario sacrificare animali o anche esseri umani, meglio se il sacrificio rituale avveniva secondo le stesse modalità in cui era avvenuto il linciaggio originario.
Questo modus operandi avviene anche in un gruppo umano ristretto come ad esempio una famiglia e il linciaggio è ovviamente un linciaggio morale e psicologico.
Mia madre una volta mi disse che con me non sapeva mai come fare perchè ero diversa.
E quando lei e mio padre, sempre compatti - anche se la maggior parte delle volte mio padre non sapeva neanche quale fosse l'argomento della questione - mi davano addosso, ricordo mia sorella che se ne stava sempre in disparte e io non capivo perchè non intervenisse mai, anche quando le ingiustizie erano palesi.
Ho sempre saputo dell'opportunismo e dell'egoismo di mia sorella, nonostante il suo essere assolutamente devota e puntuale come i peggiori bigotti alle sante messe e agli incontri di catechesi.
Lei, più furba, c'era arrivata molto prima di me.
Aveva capito che se mia madre, e a ruota mio padre, si fossero sfogati su di me lei sarebbe stata al sicuro e avrebbe anche potuto ottenere numerosi vantaggi materiali che a me invece sono sempre stati negati o concessi in minima parte con continui rinfacci.
Io ho sempre sostenuto che si stia meglio da soli piuttosto che stare in compagnia di persone grette e meschine.
C'è solitudine e solitudine, preferisco di gran lunga una solitudine tranquilla, in cui possa dedicarmi alle mie cose, che una compagnia piena di astio, dove seppure si tratti della propria famiglia, ci si senta non solo ugualmente soli ma anche sempre attaccati, giudicati e mal sopportati.